Storia
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Il Bed and Breakfast Portacastello nasce già anni fa, nell'immaginario di un bambino che cresce grazie all'insegnamento di un papà dedito al lavoro duro nei campi, come era usuale nella nostra Terra e al suo carattere prorompente, gioviale ed altruista, non a caso "un estraneo", un "forestiero", come si dice da noi, per lui diventava quasi subito una persona con la quale far festa, un amico. Quell'uomo avrebbe voluto poter girare il Mondo, quel desiderio era cosi forte in lui, che il bambino crescendo non smise mai di ricordarlo.
Un giorno quel bambino, divenuto adulto, incontra una donna disposta a realizzare con lui quel sogno, determinati, fiduciosi e in sintonia con il loro progetto di unione e di famiglia, da quella casa ricevuta in dono dal papà, danno vita al B&B Portacastello, con l'intento di far sentire a casa una persona di passaggio, di far sentire un ospite "un amico".

Grazie all'amore, alla passione e al sacrificio di questa coppia che non ha mai smesso di credere in quel sogno, il B&B Portacastello è divenuto realtà...

Quel bambino, adulto ormai oggi pensa: "...grazie papà, abbiamo realizzato il tuo sogno che ora è anche il nostro, oggi è il mondo che arriva da noi, se pur di passaggio".

Se il castello di Melfi è il più noto, Castel Lagopesole è il più bello, magico e misterioso ove aleggia ancora lo spirito del grande Federico II. È l'ultimo dei castelli edificati dall'Imperatore svevo, fra il 1242 e il 1250, quando morì. Andando da Potenza verso il Vulture appare e scompare alla vista alto e solitario su di una radura, splendido se illuminato dal sole. La sua pianta rettangolare lo allontana però dall'esagono, figura classica adottata nel periodo di Federico II. È diviso in due parti, una raccolta intorno al cortile d'onore di rappresentanza; l'altra più legata ai fatti d'arme, il mastio al centro.

Per la sua posizione, sulla strada per la Puglia, costituiva una sosta e un incremento alla caccia, grande passione del re. Probabilmente, esisteva già prima di Federico II, visto che qui si riconciliarono Papa Innocenzo II con l'abate Rinaldo di Montecassino, alla presenza dell'Imperatore Lotario II di Sassonia, al tempo della guerra contro Ruggero il Normanno.Nel 1268 e nel 1294 vi soggiornò (e vi fece restauri) Carlo I d'Angiò. Nel 1416 passò alla famiglia Caracciolo, insieme a Melfi. Nel 1531 Carlo V lo donò ai Doria.

È stato museo provvisorio dei reperti salvati dal terremoto e per più di un anno la sua mole rossiccia in bugnato calcareo ha ospitato nelle varie stanze quadri e sculture, arte popolare e aulica, che lo hanno reso una testimonianza fondamentale dell'anima e della storia lucane.

     

 
 
 
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